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Don Bosco rilancia l’educazione

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L’idea degli Oratori nacque dalla frequentazione delle carceri di questa città.
In questi luoghi di miseria spirituale e temporale trovavansi molti giovanetti nell’età fiorente, di ingegno svegliato, di cuore buono…
Allora si confermò nel fatto che questi giovinetti erano divenuti infelici per difetto di istruzione morale e religiosa e che questi due mezzi educativi erano quelli che potevano efficacemente cooperare a conservarli buoni quando lo fossero ancora e di indurre a farsi tali i discoli, quando fossero usciti da que’ luoghi di punizione…
Questi ragazzi dovrebbero trovare fuori un amico che si prenda cura di loro, li assista, li istruisca, li conduca in chiesa nei giorni di festa”.

(Don Bosco)

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Mi pare che questa breve citazione del Santo dei giovani ben si addica al decennio pastorale che ci accingiamo ad avviare, sulla base degli orientamenti che nei prossimi mesi i nostri Vescovi in Italia ci offriranno. Sono rapide, ma profonde considerazioni che confermano la piena fiducia di Don Bosco sui giovani: per il fatto di essere tali attiravano su di sé la sua simpatia, il suo amore e tutta la sua dedizione; allo stesso tempo richiamano ed esigono da noi adulti senso di responsabilità e di creatività, per non lasciarli sfiorire nella “miseria spirituale e temporale”; ma soprattutto non bisogna trascurare che i ragazzi e i giovani, proprio perché tali, hanno bisogno “di istruzione morale e religiosa”, cioè di quel bagaglio di valori e di significati senza i quali loro, come anche noi, siamo come una barca in mezzo al mare in balìa delle correnti.

Non è onesto nascondersi la triste realtà di adulti che non hanno più fiducia e speranza nei giovani di oggi (e a volte neanche interesse e attenzione), e che si sollevano dai propri doveri con banali e superficiali conclusioni.

Tuttavia a questa analisi, più o meno scientifica, don Bosco ci suggerisce di dare un cuore: se a prima vista ci pare di poter concludere che i giovani di oggi siano carenti sotto diversi aspetti (e chi mai non lo è stato!), questi difetti tuttavia non sono dovuti a cattiveria o malizia, ma a insufficienza di educazione. Così don Bosco notava ai suoi tempi, osservando e frequentando i giovani messi in carcere per furto, vagabondaggio, schiamazzi, turbamento dell’ordine pubblico: quello di don Bosco è un atto di fiducia nei confronti dei giovani, oltre che un bisogno di speranza per il futuro della società.

E allora che fare? Non certo pedissequamente quello che ha fatto don Bosco. Tuttavia, ci possiamo ispirare al Santo dei giovani, che Giovanni Paolo II ha definito “Padre e maestro dei giovani”.

Oggi, come sempre del resto, c’è bisogno di adulti motivati e fiduciosi che abbiano voglia di scommettere sul futuro, su chi è il nostro futuro. Se già a certi adulti manca la speranza in un futuro migliore, che sicuramente richiede impegno, dedizione e costanza, certamente non possiamo pretendere che siano i loro figli ad avere questo sguardo lungimirante. Le strade percorribili sono tante e sarà la stessa fantasia educativa a metterle in campo: lì dove c’è un cuore appassionato e fiducioso non mancano le iniziative e l’inventiva.

Con un’immagine felice si dice che la speranza è la sorella più piccola delle tre virtù teologali e sta in mezzo tenendo per mano la fede e la carità. L’educazione non è una virtù teologale, ma sicuramente ne è degna e preziosa compagna di giochi e di vita.

don Claudio Belfiore

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