Nel
suo ultimo libro (L’ospite inquietante.
Il nichilismo e i giovani) Galimberti affronta l’interpretazione del mondo
giovanile muovendo da una considerazione di Heidegger, fondata sulla definizione
di nichilismo offerta nei frammenti postumi da Nietzsche, sulla presenza nella
nostra realtà sociale e culturale «del più inquietante tra tutti gli ospiti»,
ovvero del nichilismo. Il ricorso al nichilismo come chiave interpretativa di
alcuni fenomeni di disagio presenti nel mondo giovanile è, indubbiamente, oltre
che interessante, fecondo. Tuttavia per poter pienamente cogliere questa chiave
interpretativa è necessario riandare alla riflessione originaria di Nietzsche.
Secondo
Nietzsche questo ospite, «in quanto stato psicologico», è stato invitato da
tre cause. La prima costituita dalla delusione prodotta dalla «consapevolezza
dell’inadeguatezza di tutte le ipotesi sul fine fin qui formulate, che
concerne l’intero sviluppo» («l’uomo non è più cooperatore, per non dire
centro, del divenire). La seconda è costituita dalla perdita della «totalità,
una sistematicità e perfino un’organizzazione in tutto l’accadere e a
fondamento di ogni accadere», che conduce l’uomo alla perdita della fede nel
proprio valore, dato che la totalità non agisce più attraverso di lui. La
terza causa, infine, è l’incredulità per un mondo metafisico, che si vieta
di credere in un mondo vero. In questo modo si riconosce come unica realtà la
realtà del divenire, ci si vieta ogni genere di via traversa per retromondi e
false divinità, ma «non si sopporta questo mondo che pure si vuole negare…».[1]
L’ospite
inquietante, traendo fuori il fine, il senso dell’agire umano, l’unità e la
sistematicità del mondo in cui questo si svolge e, infine, la negazione
dell’essere, con la conseguente espulsione del divino dall’orizzonte della
vita dell’uomo, ha fatto sì che il mondo appaia senza valore e che le nuove
generazioni che vi si affacciano siano condannate a sperimentare una sorta di
spaesamento.
Se si
osservano con attenzione molte forme di disagio o, più semplicemente, di
spaesamento presenti nel mondo giovanile, esse possono essere facilmente
ricondotte alle tre cause ipotizzate da Nietzsche. Basti pensare alle
trasformazioni della temporalità, con l’evidente oscuramento sia del futuro
che del passato, alla perdita dei valori che hanno retto per secoli, se non per
millenni, il cammino dell’uomo nella storia e, quindi, allo svuotamento di
senso dell’agire umano nel mondo, tra cui in particolare del lavoro. Per non
parlare della rimozione della morte e la fuga di molte persone in una illusoria
eterna giovinezza, della perdita della concezione dell’assoluta alterità di
Dio, così come della sua onnipotenza e onniscienza, con la conseguente
creazione di un’immagine di Dio troppo umana, consolatoria e priva di
trascendenza.
A
fronte di queste e di altre forme di spaesamento, che non vi è qui lo spazio di
citare, non resta al mondo adulto, in particolare a coloro che hanno
responsabilità educative, che raccogliere la sfida del nichilismo, non
ignorandolo ma guardandolo in faccia. L’unico sguardo che consente di guardare
in faccia il nichilismo senza rimanerne svuotati è quello di un progetto
educativo che aiuti il giovane a scoprire la propria irripetibile unicità che,
potendo essere svelata solo nello sguardo dell’altro, lo conduca all’agire
sociale e alla scoperta che il suo impegno e il suo lavoro nel mondo hanno un
senso nella costruzione del Regno. E, infine, che l’assoluta Trascendenza e
Alterità divina si è rivelata all’uomo nella vicinanza fraterna di Gesù.
Tutto questo comporta, tra l’altro, anche l’educare i giovani ad accettare la propria finitudine e, quindi, il mistero che grava sulla loro vita e sul mondo, con però la speranza consapevole che essa è la porta stretta che consente alla grazia di condurli alla pienezza del loro essere.
[1]
Le
tre citazioni sono tratte da: Nietzsche F., La volontà di potenza. Scritti
postumi per un progetto 1887-1888, in Nietzsche, «Opere 1882/1895»,
Newton, Roma 1993, pp. 954-955.